Remember me

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How happy is the blameless vestal’s lot!
The world forgetting, by the world forgot.
Eternal sunshine of the spotless mind!
Each pray’r accepted, and each wish resign’d

Non c’è amore finito senza sofferenza, fin troppo banale. Non c’è amore finito senza il tentativo degli amanti di dimenticare i passati momenti di gioia assoluta per evitare il dolore che essi provocano quando diventano ormai ricordi. Non c’è amore finito senza un terribile percorso di disintossicazione.

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Eternal Sunshine of the Spotless Mind è un film basato su un’unica domanda: vorresti cancellare dalla memoria la persona che ti ha fatto soffrire? Ripercorrendo al contrario insieme a Joel Barish la storia d’amore che ha condannato all’oblio ci si convince di no. I ricordi più vicini alla fine della relazione sono il segno di un rapporto destinato a finire. Ma più si avvicina all’inizio, più i ricordi diventano puri, pezzi di una felicità che vorrebbe incorniciare e rendere eterna. Si innamora ancora di Clementine, ma ormai quella storia non esiste più. Quando poi i due si incontrano per caso si innamorano ancora, più in fretta di prima. Senza ricordi non c’è razionalità e ci muoviamo senza pensare a un dolore che non conosciamo.

Perchè parlare di questo film? Per capire quanto dobbiamo proteggere la nostra memoria. Anche un trauma deve rimanere, per renderci diffidenti. Come un bambino che, incuriosito, si è scottato la manina toccando il forno: non lo farà più, perchè sa che fa male. Non siamo solo ratio. Ma dobbiamo indirizzare con essa il nostro istinto.

D’altronde, Bergson diceva: la persona è memoria. Un uomo è il suo passato e cancellarlo vuol dire rinnegare sempre se stesso.

So, remember this: everybody’s gotta learn, sometime.

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Tecum sunt quae fugis

Che cosa siamo. Di che cosa siamo capaci. 

Quando nasciamo ci viene affidato qualcosa di grande e fragile, come un castello di carte. Sta a noi non distruggerlo ma rafforzarlo.

Ma abbiamo bisogno di condizioni buone. 

Nel 1971 la Standford University condusse un esperimento socio-psicologico. Fu messo un annuncio sul giornale e tra quelli interessati furono selezionati i 24 soggetti più adatti psicologicamente: furono chiusi in un carcere simulato e divisi in detenuti e guardie carcerarie che dovevano far rispettare le regole, il tutto con la promessa di un compenso solo se non ci fosse stato uso di violenza. Da un inizio di compromessi tra i partecipanti, i risultati furono drammatici. Alienazione da una parte, puro sadismo dall’altra e decisamente violenza.

Insomma, in certe condizioni il nostro castello di carte per quanto possa essere incollato prende fuoco irrimediabilmente. Toccherà a noi ricostruirlo e metterci una vernice non infiammabile. 

Ma non siamo tanto negativi! Siamo in grado di fare anche grandi cose!

Possiamo amare. Possiamo ridere. Possiamo gestire un’intera vita. Non è da tutti! Sono ingredienti per rafforzare il famoso castello. Accettare che i crolli della nostra psiche sono possibili: come disse Seneca <<I mali che fuggi sono in te>>; accettandoli, isolandoli, aiutando gli altri ad isolarli possiamo aiutarci. E se è vero che <<ogni uomo che non accetta la condizione della vita umana vende la sua anima>> (Baudelaire), allora rimaniamo padroni di noi stessi!

Esportiamo questa filosofia perchè nel 2013, esistono ancora forme di schiavitù (vecchio stile in regioni lontane, moderne nelle nostre città) e personalmente non credo alla splendida metafora hegeliana per cui il servo finisce per essere libero! 

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Una rete d’energia

Anni, secoli, millenni di storia dell’umanità hanno visto grandi imprese, positive e negative, da parte nostra.

Ma come sfondo, una grande protagonista ci ha guardati impassibile: 

la Terra. 

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Ci ha dato la vita, ci ha permesso la vita anche se noi non ci siamo mai preoccupati, se non in tempi recenti, della sua. Ma pur non sentendo la sua richiesta d’aiuto, non abbiamo ignorato il nostro stretto legame con la così detta madre Terra. Nella storia non c’è religione che non abbia toccato questo tema.

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Le culture primitive avevano divinizzato gli elementi naturali.

Notiamo che secondo l’ebraismo il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse, ne deriva un rapporto quasi simbiotico: l’uomo è custode della Terra, la quale sostenta l’uomo.

E d’altronde l’idea della Grande Madre mesopotamica, cretese, greca, etrusca, romana… assomiglia all’idea di Madre Terra degli indiani d’America. Non si parla di leggi naturali, ma soprattutto di leggi spirituali, e d’altronde c’è uno spirito che pervade tutta la realtà anche nelle filosofie e religioni orientali.

 

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Pensiamo all’induismo, al buddismo e alla ricerca di un legame totale tra spiritualità umana e universale. E, stranamente, quante religioni promettono nell’aldilà uno straordinario giardino, un παράδεισος (paradeisos)?

 

Oggi è risaputo, non c’è grande attenzione alla spiritualità quanto alla concretezza (giusto o sbagliato che sia), tant’è che le azioni volte a salvare la Terra sono fisiche. Eppure, anche ora abbiamo indizi di quest’astrattezza che è in noi.

Pensiamo a pubblicità, cartoni animati, film.

Siamo chicchi, siamo frutti della terra.

…sappi invece che ogni cosa al mondo è come te, ha uno spirito e ha un perchè…

Lei parla di una rete di energia che scorre in tutte le creature viventi. Dice che tutta l’energia è solo in prestito, e che un giorno bisogna restituirla.

Sono solo tre esempi per dimostrare questo: noi siamo legati alla Terra. Per questo quando abbracciamo un albero stiamo meglio di quando abbracciamo un palo della luce. L’umanità ha insita l’idea di avere qualcosa in comune con il resto della realtà naturale.

Ricordiamo questo, nei nostri calcoli.

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Progresso vs Uomo

Ecco il mio motto: progresso costante. Se Dio avesse voluto che l’uomo indietreggiasse, gli avrebbe messo un occhio dietro la testa. Noi guardiamo sempre dalla parte dell’aurora, del bocciolo, della nascita. [Victor Hugo]

ImageSi parla tanto del progresso che il mondo vive di secolo in secolo. Non si può negare che esso c’è stato, c’è e continuerà a esserci, compagno dell’umanità fino al suo termine. Si stava meglio quando si stava peggio è una frase banale a prescindere dal suo contesto, una frase probabilmente detta da persone superficiali che non hanno mai riflettuto su quanto questo voglia dire, che non sanno come si sta (non si vive) nei luoghi in cui del progresso non sono arrivate che delle briciole… oppure da persone cattive. Signori, pochi anni fa non serviva un cancro, l’AIDS o la SLA per uccidervi, bastava un’influenza un po’ più forte, una bronchite. La fame. Il freddo. E non servono le campagne di solidarietà a dirci che da qualche parte, in un mondo diverso dal nostro, è ancora così.

Ma rimaniamo a noi e siamo meno apocalittici, suvvia! Diciamo che se la vostra auto si fosse fermata nel bel mezzo del nulla mentre andavate a prendere vostro figlio a scuola, non avreste potuto chiamare i soccorsi con nessun cellulare. In opposizione a ciò si potrebbe dire che forse non avremmo avuto nemmeno l’auto. Già. Neanche la scuola di vostro figlio. Ma non siamo ripetitivi!

Perchè quindi la sopracitata e fatidica frase si stava meglio quando si stava peggio? Perchè il progresso implica un cambiamento, e il cambiamento sconvolge le nostre menti. Non è il progresso a essere esagerato, siamo noi che non riusciamo più a tenerne il ritmo. Già. Diverso da quanto si diceva in Nuovo cinema Paradiso <<Il progresso! Sempre tardi arriva.>>

Ora, perchè il progresso scientifico-tecnologico non si affianca a un progresso umano? Siamo così evoluti da ammettere che la violenza non è giusta, ma non lo siamo abbastanza per smettere di attuarla. L’omicidio esiste, il suicidio anche. Nell’epoca della comunicazione internazionale, nell’era di internet,delle biotecnologie e della medicina avanzata, andiamo ancora a uccidere? Homo homini lupus? Nel 2013?

PREFAZIONE ALLA VITA: tutte le persone, tutte le circostanze, tutti gli ambienti deludono almeno una volta. Ammettiamo che possa succedere anche inconsapevolmente.

PROMEMORIA: smettere di credersi al centro della vita, accettare che si possa cambiare idea, convincersi che anche noi soggetti possiamo deludere altri, non prendersela troppo, non ingigantire, non minimizzare, sfogarsi su un pungiball.

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